sabato 6 dicembre 2008

Un caso Lévinassiano.

Supponiamo che un vostro amico vi dica qualcosa che sta facendo, e che questo 'qualcosa' sia, da un punto di vista esterno, e che nella sua esternità pretende di parere dannoso per lui a livello 'oggettivo' (è quantomeno 'oggettivo' in quanto prende coscienza del fatto come 'oggetto', nella dimensione di esternità, di estraneità che vi è nei confronti del separato 'oggetto').
Si: il vostro amico sta facendo qualcosa che è dannoso per lui stesso, auto-lesionista, auto-distruttivo, sempre supposto che abbia senso pretendere di sapere cosa è 'buono' e cosa è 'cattivo' per lui (e,prima ancora,per voi!) Ebbene, che fare?
L'opzione di fondo è se 'dare un consiglio o no', ma a che livello?
'Dare un consiglio' può sembrare un gesto invadente, che solleva l'Altro da se stesso, e, anzi, pretende di sussumerlo in base al proprio Io. Io, che dò un consiglio, faccio esistere l'Altro, che non agisce come me, solo come una mia proiezione. L'Altro, per chi dà un consiglio è Non-A, cioè, colui che agisce diversamente da me (A), e non è piuttosto un B, cioè un'esistenza indipendente che agisce in base alla sua indipendenza, e che esisterebbe anche senza che io non ci fossi.
Ebbene: gran parte dei nostri comportamenti agiscono considerando l'altro come non-A e non piuttosto come un B: anche quando ci crediamo 'amici', o qualcosa di ulteriore all'amicizia, stiamo in verità invadendo lo spazio dell'altro, lo stiamo, cioè, assimilando a noi, e non cogliendo nella sua irriducibile specificità.
Inoltre. Il consiglio vuole svellere qualcosa visto come 'sbagliato', e dal vedere qualcosa di 'sbagliato' nel gesto d'Altri vi è, oltre che l'ego-centrismo, foss'anche il più benintenzionato (ma questo discorso non si basa sulle intenzioni! e questo non è parimenti un punto facile da capire per molti), vi può essere la metafisizzazione dell'errore: 'non è lui che decide di fare questo, è il Male che parla in lui'. Ho sentito anche queste affermazioni, in ambito di bioetica,ad esempio.
Se interagire con l'Altro come un B piuttosto che come un Non-A si concretizza in un 'fatti i cazzi tuoi' detto con il massimo affetto, perchè lascia essere l'Altro, sarà questo capito? Non sarà molto più frequentemente letto come un atto di disinteresse, quando invece è un 'vai verso te stesso' che è molto più profondo e rispettoso di ogni 'vai verso di me'?
Sembrerebbe che costoro vogliano essere invasi; vogliano essere ridotti a proiezioni d'altri; vogliano essere NON-A piuttosto che B; vogliono cure che siano sgravo e manlevazione della loro irriducibile destinazione di singolo, unico, solo.
Non gliele daremo.
Grazie Lévinas, anche per questo.

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