sabato 6 dicembre 2008

Responsabilità

Siamo responsabili. Ma davanti a chi e per chi? Siamo prima di tutto responsabili per noi stessi o per gli altri? Affinche è la responsabilità esista, occorre qualcosa di cui rispondere, occorre un'alterità. Tale alterità lancerà un appello, di cui potremo farci o meno carico, e se ce ne faremo carico, come ce ne faremo carico sarà determinante. Non esiste responsabilità se non c'è un 'che cosa' che chiama, e che chiama a una nostra risposta. In verità noi rispondiamo sempre, anche quando ignoriamo di essere chiamati.
L'alterità è la conditio sine qua non della responsabilità, MA la responsabilità è prima di tutto responsabilità davanti all'altro o a se stesso?
La tesi paradossale che voglio proporre è: solo grazie ad un altro divento responsabile davanti a me stesso. L'altro ha una priorità nell'incontrare, nello stato di cammino della vita in cui è lui, trovato (o donato) che mi porta davanti alla mia responsabilità. La legge esiste dove c'è una relazione: io ho a che fare con uomini, animali, boschi... Per un uomo nella sua solitudine non esiste la necessità di prescrivere leggi dall'esterno: è l'individuo stesso che diventa legge per se stesso, alla base della responsabilità che si è saputo assumere -o meno- quando ha avuto a che fare con l'Altro.
E' da come mi comporto con l'Altro che sto come sto quando sono solo con me stesso: in questo senso posso spiegare la coscienza e la sostenibilità -o meno- della solitudine. H. Arendt scriveva che se rubo qualcosa a qualcuno, quel qualcuno soffrirà,certamente,per un giorno, un mese, un anno, dipende. Poi basta. Ma se rubo qualcosa a qualcuno Io sono costretto a convivere con un ladro -me stesso- per il resto della mia vita.
In questo senso la responsabilità verso Altri è prima di tutto verso se stesso.

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