Se una mia amica di Farmacia mi dice 'oggi andiamo in laboratorio' penso inevitabilmente a tante apparecchiature, capsule, Bunsen, burette, provette, anche con una certa stereotipa visione.
Se io dovessi dire 'oggi vado in laboratorio' che farei?
Da subito ho pensato, 'noi non abbiamo laboratori con strumenti super sofisticati, ma abbiamo biblioteche, con libri che spesso costano dai venti euro in su." Ma non era ancora questo, il laboratorio.
Eravamo sul treno,mentre parlavamo del suo 'andare in laboratorio'. Intorno a noi, le conversazioni di altri passeggeri, chi nella chiacchiera, chi nel dialogo... E allora capii.
Che per andare in laboratorio, io, studente di filosofia, avevo una possibilità ben più fortunata, gratuita, sebbene talvolta scomoda ed ingombrante: per andare in laboratorio, mi sarebbe bastato aprirmi ed ascoltare il mondo stesso! In che senso posso fare filosofia?
"Chi oggi vuol fare uno studio su fatti morali, si vede aperto un immenso campo di lavoro. Ogni specie di passione deve essere approndita separatamente e separatamente perseguita attraverso tempi, popoli, individui grandi e piccoli: bisogna scoprire completamente la loro ragione e tutte le loro valutazioni e chiarificazioni delle cose! Fino ad oggi tutto quanto ha dato colore all'esistenza, non ha avuto ancora storia: o dove mai si è avuta una storia dell'amore, della cupidigia, dell'invidia, della coscienza, della pietà e della crudeltà..." (Nietzsche, La gaia scienza, Libro 1, par.7.)
sabato 6 dicembre 2008
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