domenica 30 novembre 2008

Totalità vs Infinito

Totalità. Tutti i libri di una mensola. Tutti i mattoni del muro. Tutti i granelli della sabbia.
Tutti i granelli della sabbia sono 'totalità'? 'Contare'.
Contare quanti sono tutti i libri, tutti i mattoni, tutti i granelli ci dà la totalità.
Totalità. Credere che 1+1+1 faccia 3, senza considerare cosa c'è tra 1, 1, ed 1.
Senza considerare lo spazio.
Infinito: spazio, e non 'cosa'. Orizzonte, e non 'oggetto'.
Totalità da contare, da nomelencare, da millimetrare, da indagare.
Infinito da abitare.

venerdì 28 novembre 2008

Je est un autre

‘Je est un autre’, ‘Io è un altro’, intende porsi lungo il vallone erto e scosceso della soggettività. Che presupposto d’ogni scrittura sia una soggettività è cosa pur’ovvia, che cosa sia questa soggettività, è cosa altro che ovvia. Che la messa in discussione del che cos’è della soggettività sia altro che ovvia è parimenti ovvio, seppure.
Seppure affermare ‘io è un altro’ si presta a in-terminabili, o forse inter-minabili inter-pretazioni, e comunque ‘io è un altro’. Io, monolite che si staglia contro il mondo, soggetto che si ritaglia una porzione di un metro e ottanta per novanta chili, io che pesa sulla Terra novanta chili. Io che non è cosa, per quanto cosato, e si cosa massimamente quando chiama se stesso io.
Io sommamente imbecille quando crede di dire ‘io’, io sommamente imbecille che crede di esistere sempre, di esser-ci sempre. Io detestabile, io singolo, io unico. Per farla finita con la spaltung soggetto –oggetto dell’io… io cosmico. Io pneumatico, immerso nella relazione con tutto ciò che immediatamente, per fortuna o purtroppo, lo trascende. Contraddizione puerile di una trascendenza im-mediata.
Io che scrive, scrive un blog, ma, contravvenendo alla legge non scritta dei blog, lascerà fuori dal blog la ‘vita privata’. Che cosa sia il privato, questo bisognerà ancora capirlo. Se esiste un privato, esiste un politico, un aspetto di polis. Ma nell’interumano, piuttosto che nel sociale (il politico è il sociale, il sociale è il politico) ha ancora senso parlare di pubblico e privato? Non pare la riformulazione di un platoneggiante interno-esterno? Non c’è il caso di dire che l’esterno è –anche- l’interno.
Io è un altro: in definitiva, Io è una grondaia, un ricettacolo, ricettività che incontra forze, energie, stimolazioni determinanti dall’altro. Passività originaria, per farla finita con il soggetto onnipotente della tecnica e del nichilismo, e portare a un io cosmico i-spirato che può vivere davvero abitando.
Io è un altro: ‘io sono tutti i personaggi della storia’, cioè, nessuno, ma volta a volta, tutti, magari anche contemporaneamente, facendo collidere il principio di non contraddizione, apologizzando la contraddizione, più ricca e profonda di una quieta opinione che si crede vera. Istrionismo, e, se è il caso, ed è il caso, crudeltà.
Io è un altro: io me ne frego di Francesco Ferrari. Voi no, ma io si.